Iniziative di Solidarietà: Progetto di aiuto ai Rifugiati nel Kurdistan Iracheno

iniziative_sol_01 Aiuti ai  perseguitati da Isis rifugiati nel Kurdistan Iracheno

Nella Regione Autonoma del Kurdistan Iracheno, situata nel NordIniziative_solidarieta-02 Iraq con popolazione residente di circa quattro milioni di abitanti,  si stima che dal giugno 2014 ad oggi si siano rifugiati circa due milioni di profughi in fuga dalle persecuzioni di Isis dalle altre aree dell’Iraq – in particolare dai territori di Mosul e Kirkuk e dal Kurdistan siriano e turco (rifugiati da Kobane). La maggior parte dei profughi è di religione Yezida o cristiana, perseguitata duramente dai miliziani dell’ isis. Le donne ed i bambini in particolare nei campi di rifugiati vivono condizioni drammatiche di sradicamento e deprivazione: nella maggior parte dei campi profughi l’accesso all’istruzione ed alle cure è impossibile, data la lontananza dei centri abitati e l’assenza di mezzi di comunicazione. Inoltre convivono nei campi gruppi con differenti ceppi linguistici, con  lingue proprie delle comunità di iniziative_sol_01appartenenza (dialetti proto kurdi degli yezidi e dei kurdi della Turchia, aramaico dei cristiani) , spesso del tutto differenti dall’arabo e dal kurdo kurmanji parlato nelle aree di insediamento. Le difficoltà di comunicazione concorrono ad incrementare malessere e difficoltà nella vita quotidiana.  Il progetto ha come obiettivo il miglioramento delle condizioni di vita dei bambini ed adolescenti nei campi di rifugiati situati nel territorio del governatorato di Dohuk, ove opera l’associazione partner Heevie Nazdar.

L’ attività è stata intrapresa a partire dall’Agosto del 2013 con il primo flusso di arrivi di kurdi perseguitati da Isis dal confine siriano, rifugiatisi  nei pressi del  villaggio di Domeez  nel territorio del governato di Dohuk(Iraq) .

Il flusso migratorio è avvenuto ed avviene verso i territori della  regione del  Kurdistan iracheno sotto il controllo del governo regionale, che sono al momento sicure dagli attacchi dell’ Isis, in quanto controllate dall’esercito dei peshmerga kurdi e dal governo regionale del Kurdistan.

Nella sola area di Dohuk sono al momento rifugiati più di mezzo milione di profughi. Il flusso migratorio ha registrato impennate nel  giugno 2014, settembre 2014, dicembre 2014, aprile 2015 in corrispondenza degli attacchi più importanti dell’Isis a città e villaggi kurdi, cristiani e yazidi nelle aree
limitrofe, sia in territorio iracheno che in territorio siriano e turco. Al momento non si registrano rientri significativi, anche per i primi rifugiati cristiani e yezidi del giugno 2014, in quanto  non è loro possibile rientrare nei villaggi di origine, anche se liberati dall’invasione dell’ Isis, in quanto case e strade sono state minate dai miliziani dell’ Isis prima della resa.

Il  progetto tenta di dare una risposta alle priorità individuate nel corso delle continue ricognizioni condotte  con i referenti dei campi profughi che consistono soprattutto nel consentire l’accesso alle cure immediate per tutti coloro che ne necessitano. A tal fine è stato allestito un ambulatorio mobile che si reca quotidianamente nei diversi campi e nelle aree esterne ove sono rifugiati i profughi.

L’ambulatorio mobile è gestito dalla organizzazione curda Heevie Nazdar for Chikdren con sede a Dohuk che collabora come di consuetudine  con la nostra Associazione.

Attività Laboratorio Mobile

Nel primo trimestre 2016  l’ambulatorio mobile si è recato quotidianamente presso i seguenti campi profughi (fig. 1)

Kalakchi
Mahat
Begova
Deraboon
Darkar
Kabarto Camp-Semel
Qadia Camp – Semel
Essian Camp
Tal Afar

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Fig. 1 – Aree di insediamento dei campi profughi e dei villaggi dove portiamo gli aiuti

Dai dati disponibili da ACHNUR è possibile stimare che presso ciascun campo siano mediamente insediati  tra i 5000 e gli  8000 nuclei famigliari per una media di circa 30.000- 50.000 rifugiati, alloggiati in tende e prefabbricati messi a disposizione da UNHCR e dal governo locale della regione autonoma del Kurdistan. Si stima che i bambini di  età inferiore a 14 anni rappresenti circa il 40% della popolazione residente  L’accesso alle cure mediche essenziali  per le persone che vivono in questi campi non è al momento fornito da alcuna organizzazione umanitaria presente in Iraq.

Patologie e interventi frequenti

Le patologie più ricorrenti e diffuse  sono bronchiti, influenze, otiti, infezioni gastrointestinali ed urologiche. Nel maggio 2015 si è registrato un incremento di casi di scabbia, tossinfezioni da cibo deteriorato o da scarsa igiene alimentare,  ustioni ed infortuni. Si è registrato un incremento di affezioni gravidiche e aborti   al quarto e quinto mese . Si registrano anche numerosi casi di malnutrizione e anemia tra i bambini e neonati. Purtroppo in aumento i casi di problemi di tipo psichiatrico, sindromi da stress e attacchi di panico.

Sono stati  altresì forniti  farmaci e  cure mediche necessarie a pazienti cronici, quali cardiopatici, epilettici, diabetici.

Gennaio 2016: TAL AFAR il  ritorno  dei profughi

Tal Afar è un’antichissima città ed  area del Nord Iraq (nella Bibbia Tel Assar), che si estende ai  confini con la Turchia,  nel distretto di Ninive .

Vi abitavano prima della devastazione di Isis  più di duecentomila persone, appartenenti a differenti ceppi etnici e linguisitici: turcomanni, kurdi, arabi, di religione sunnita, sciita, yazida (antica religione pre islamica professata  nell’area del Kurdistan iracheno)  e cristiana.

Il 16 giugno 2014 lo stato islamico ha catturato la città, massacrando e riducendo in schiavitù centinaia di civili (soprattutto donne e bambini) ed inducendo la popolazione a cercare rifugio nei vicini villaggi e campi profughi del Kurdistan Iracheno, ancora liberi.

In questa zona  Isis in un solo giorno, agli inizi di maggio 2015, ha  giustiziato centinaia di Yazidi, che erano stati catturati nell’area di Mosul e qui forzosamente deportati.

I rappresentanti politici Yazidi  nel parlamento del Kurdistan iracheno  hanno  denunciato gli atroci crimini, le violenze soprattutto su donne e bambini qui perpetrate, ed hanno rivolto un appello al governo regionale del Kurdistan ed alla comunità internazionale di fare il possibile per liberare gli Yazidi ancora nelle mani dell’Isis, per impedire altre uccisioni, deportazioni e riduzione in schiavitù ai danni delle donne e dei bambini.

In questi mesi abbiamo aiutato molti rifugiati di Talafar, che hanno cercato salvezza nei vicini campi profughi dell’area di Dohuk, e qui hanno vissuto per oltre un anno.

Nel dicembre 2015 le stime ufficiali di UNHCR contano  nella sola provincia di Dohuk  oltre ottocentomila “IDP” “rifugiati interni”, cioè iracheni in fuga dalle aree conquistate da Isis.

Il 29 novembre 2015 l’esercito kurdo (Peshmerga) ha liberato Tal Afar da Isis.

C’è stata festa nei campi profughi,  speranza di ritorno per  migliaia di profughi di Tal Afar.

Purtroppo per i primi che han fatto ritorno lo scenario di distruzione lasciato dalle truppe di isis è stato scioccante e si è manifestato in tutta la sua drammaticità,  con tutte le scuole, gli ospedali e gli  ambulatori distrutti e devastati. Il primo ospedale più vicino – ci hanno detto – ora è praticamente irraggiungibile, a centinaia di chilometri. Non è rimasto nemmeno un “health center” cioè un ambulatorio medico attrezzato accessibile per la popolazione.

Allora ci siamo dati da fare per riaprire i primi ambulatori distrutti, per ridare speranza di ritorno alla popolazione iniziando dall’accesso alle cure ed alle scuole.

Fino ad oggi abbiamo ripristinato sette ambulatori nei villaggi di Zummar and Rabiaa dell’area di Talafar, portando medicine e garantendo la presenza di un infermiere ed un medico.

E nelle zone dove non c’erano più nemmeno i muri degli ambulatori distrutti, abbiamo cercato un’aula di un edificio scolastico ancora in piedi, o una bottega messa a disposizione dalla gente del posto. Qui con medici ed infermieri diamo aiuto  alle persone che ne necessitano, ai bambini, alle donne incinta, alle donne ed ai bimbi che hanno vissuto  violenze. Forniamo medicine, cure ma anche vicinanza e condivisione per ricostruire  vite distrutte.

E c’è speranza negli occhi dei bimbi  e delle madri qui tra i villaggi di Tal afar, speranza di poter vedere oltre la guerra la vita che ricomincia, nonostante tutto…

Dal mese di dicembre 2015 ad oggi  abbiamo fornito assistenza nei sette ambulatori finora allestiti ad  oltre cinquecento  profughi rientrati nei villaggi di  Tal Afar…

E’ solo un in inizio…C’è ancora tanto da fare…

Ringraziamo  tutte/i voi che ci state sostenendo

L’impegno della nostra Associazione è quello di dare continuità al progetto nei prossimi mesi , e  proseguire l’attività dell’ambulatorio mobile in aiuto alle popolazioni dei campi profughi che non hanno accesso alle cure mediche, purtroppo dolorosamente  in aumento.

Ogni contributo è prezioso.

Per contribuire: Versamento su cc. N. 002001020277 CHIANTI BANCA FILIALE  Siena 1 Via Montanini, 41 53100 Siena intestato ad Associazione Iniziative di Solidarietà. CIN L – ABI 08673 – CAB 14200 IBAN: IT77L0867314200002001020277. Causale: progetto “Avrò cura di te”.

Per informazioni:

iole.pinto@sitaly.org

Iniziative_Solidarietà_report_kurdistan_aprile_2016  (516 Kb pdf)

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